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Per i genitori

Come si insegna oggi la matematica alla scuola primaria

Le celle del mio favo sono esagoni, e sei si incastrano alla perfezione intorno a una cella centrale. In un disegno lo vedi al volo: ecco perché a scuola, in matematica, si disegna così tanto!

Se sfogli il quaderno di matematica di tuo figlio o tua figlia, ritroverai le operazioni in colonna, quasi sempre impostate come le hai imparate tu alle elementari, ma anche disegni, regoli, linee dei numeri e parole nuove come «cambio» o «modello a barre». È cambiato meno di quanto sembri: cambia soprattutto la strada per arrivarci, perché oggi si vuole che i bambini capiscano perché un calcolo funziona prima di ripeterlo cento volte. Ecco le tappe principali, più o meno nell'ordine in cui le incontrerà. Ogni scuola sceglie libri e metodi, quindi in classe potresti trovare qualche differenza: in quel caso vale quello che fa la maestra.

Che cosa chiedono le Indicazioni nazionali

In Italia il programma di matematica non è fissato anno per anno. Le Indicazioni nazionali stabiliscono che cosa i bambini devono saper fare alla fine della classe terza e alla fine della classe quinta; poi ogni scuola scrive il suo curricolo d'istituto, e maestre e libri di testo distribuiscono gli argomenti nei cinque anni. La matematica è divisa in tre grandi ambiti: Numeri, Spazio e figure, Relazioni, dati e previsioni. Dietro a tutto ci sono tre idee:

Dal 2026/27 entrano in vigore le Nuove Indicazioni nazionali (DM 221/2025): valgono per tutta la scuola dell'infanzia e, alla primaria, partono dalla classe prima e salgono di un anno alla volta. Chi oggi è in seconda, terza, quarta o quinta continua con le Indicazioni del 2012 fino alla fine della primaria. Per la matematica i due testi si somigliano molto: il nuovo aggiunge l'informatica (descrivere un'attività con una sequenza di passi precisi e scrivere piccoli programmi) e dà più spazio all'educazione finanziaria: il risparmio, gli acquisti consapevoli, il ragionamento proporzionale.

Dalle mani al quaderno

Quasi tutto comincia con qualcosa da toccare. Molte maestre parlano di un passaggio dal concreto all'astratto in tre tempi: prima si manipolano oggetti veri, poi si rappresenta la situazione con un disegno (pallini, barre, salti sulla linea dei numeri), infine si scrive solo con numeri e simboli, come 34 + 25 = 59. I materiali che vedrai più spesso:

hdau 352
Sull'abaco, 3 centinaia, 5 decine e 2 unità formano il numero 352. A scuola le colonne si chiamano h, da e u.

Poi tutto passa sul quaderno a quadretti, una cifra per quadretto: ecco perché le operazioni in colonna sono così ordinate. E non è roba solo da piccoli: un bambino di quarta che comincia le frazioni può tornare ai regoli o ai disegni, senza che questo voglia dire che sia rimasto indietro.

Gli amici del 10

Alla scuola dell'infanzia e in prima torna di continuo un'idea: un numero si può scomporre in tanti modi. L'8 è 5 e 3, 6 e 2, 4 e 4… ed è anche 2 in meno di 10. Le coppie che fanno 10 sono gli amici del 10 (qualcuno dice «le coppie amiche»), e quasi tutti i calcoli che verranno dopo si appoggiano a loro.

Da una sola coppia nascono quattro operazioni: 7 + 3 = 10, 3 + 7 = 10, 10 − 7 = 3 e 10 − 3 = 7. Per questo addizione e sottrazione si imparano insieme, come due facce della stessa medaglia. Trovi altre idee nella nostra guida agli amici del 10 e del 20.

La linea dei numeri e il calcolo mentale

Dalla prima si conta avanti e indietro sulla linea dei numeri, e si usa la tabella del 100, dove scendere di una riga vuol dire aggiungere 10. Più avanti basta una linea «vuota», con segnati solo i numeri che servono. Per 81 − 46 si può contare in avanti da 46: 4 per arrivare a 50, 30 per arrivare a 80 e 1 per arrivare a 81. In tutto 4 + 30 + 1 = 35, quindi 81 − 46 = 35.

L'altro grande trucco del calcolo mentale è separare decine e unità: 46 + 38 diventa 40 + 30 = 70 e 6 + 8 = 14, in tutto 84. È la stessa idea che sta sotto a tutte le operazioni in colonna. Altri trucchi nelle nostre strategie di calcolo mentale.

Le proprietà delle operazioni

Sono un classico dei libri di testo italiani, soprattutto dalla terza in poi, e i nomi spaventano molti genitori. In realtà sono scorciatoie per il calcolo mentale:

Le operazioni in colonna

Le operazioni in colonna (nel testo ufficiale, «algoritmi scritti usuali») di solito si cominciano in seconda, e le Indicazioni chiedono di saperle eseguire entro la fine della terza. La prima regola è mettere bene in colonna: unità sotto le unità, decine sotto le decine, centinaia sotto le centinaia, e si parte sempre da destra.

L'addizione con il riporto

Per 468 + 275 in classe si dice: «8 più 5 fa 13: scrivo 3 e riporto 1. 6 più 7 fa 13, più 1 di riporto 14: scrivo 4 e riporto 1. 4 più 2 fa 6, più 1, 7». Il risultato, la somma, è 743. Il riporto, scritto piccolo in cima alla colonna successiva, è quello che si vede con i BAM: dieci unità diventano una decina. Per la prova si somma di nuovo cambiando l'ordine degli addendi: 275 + 468 = 743.

La sottrazione con il prestito (o con il cambio)

Quando la cifra di sopra è più piccola di quella di sotto, si prende una decina (o un centinaio) dalla colonna accanto, sempre nel numero di sopra (il minuendo). Per 643 − 287: «3 meno 7 non si può: chiedo in prestito una decina al 4, che diventa 3; 13 meno 7 fa 6. 3 meno 8 non si può: chiedo in prestito un centinaio al 6, che diventa 5; 13 meno 8 fa 5. 5 meno 2 fa 3». La differenza è 356.

5131 hdau 643 −287 356
643 − 287 = 356. Le cifre cancellate e quelle scritte sopra mostrano i due prestiti. Prova: 356 + 287 = 643.

Molte maestre oggi preferiscono dire cambio invece di prestito («cambio una decina con 10 unità»), perché quella decina non si restituisce: il numero resta lo stesso, solo scritto in un altro modo. Il metodo è identico. Per la prova, differenza più sottraendo deve dare il minuendo.

Il consiglio di Indie

Prima di spiegare a casa una sottrazione, guarda sul quaderno come la fa la maestra e usa le sue stesse parole, «prestito» o «cambio» che sia. Se tu hai imparato a sottrarre in un altro modo, magari in un altro Paese, tienilo per te finché tuo figlio non sarà sicuro: due metodi mescolati fanno più confusione di uno solo. E fagli fare sempre la prova, perché scova quasi tutte le distrazioni.

Le tabelline e la moltiplicazione in colonna

Le tabelline prima si costruiscono e poi si imparano a memoria, fino a quella del 10. Si parte dall'addizione ripetuta e dagli schieramenti: 3 righe da 4 palline sono 4 + 4 + 4 = 12, cioè 3 × 4 = 12. Tutte insieme formano la tavola pitagorica. Di solito si studiano in seconda, e le Indicazioni chiedono di conoscerle con sicurezza entro la fine della terza. Trovi idee e giochi in come imparare le tabelline.

Con i numeri più grandi si passa alla colonna. Per 326 × 24 si fanno due moltiplicazioni. Prima 326 × 4: «4 per 6, 24: scrivo 4 e riporto 2. 4 per 2, 8, più 2, 10: scrivo 0 e riporto 1. 4 per 3, 12, più 1, 13». Viene 1304. Poi 326 × 2 = 652, scritto nella riga sotto ma spostato di un posto a sinistra, perché quel 2 vale 2 decine: in realtà è 326 × 20 = 6520. Il posto delle unità resta vuoto e molte maestre ci mettono un trattino o uno zero. Infine si sommano le due righe: 1304 + 6520 = 7824, il prodotto.

La divisione in colonna

Prima della colonna, i libri presentano la divisione in due situazioni. Nella divisione di ripartizione si distribuisce in parti uguali: 20 figurine divise tra 4 amici, 5 a testa. In quella di contenenza si cerca quante volte una quantità ci sta: 20 figurine, 4 per pagina, riempiono 5 pagine. In tutti e due i casi 20 : 4 = 5.

In colonna, il dividendo va a sinistra, poi una linea verticale, il divisore a destra con una linea orizzontale sotto, e il quoziente si scrive sotto il divisore. Per 763 : 5 si dice: «Il 5 nel 7 ci sta 1 volta: 1 per 5, 5; 7 meno 5, 2. Abbasso il 6: il 5 nel 26 ci sta 5 volte; 5 per 5, 25; 26 meno 25, 1. Abbasso il 3: il 5 nel 13 ci sta 2 volte; 2 per 5, 10; 13 meno 10, 3».

763 5 152 5 26 25 13 10 3 ← divisore← quoziente← resto
763 : 5 = 152 con resto 3. Il 3 nel cerchio rosa è il resto, che deve essere sempre minore del divisore.

Il quoziente è 152 e il resto è 3. Per la prova si fa quoziente × divisore + resto = dividendo: 152 × 5 + 3 = 760 + 3 = 763, quindi la divisione è giusta. Più avanti molti bambini fanno le sottrazioni a mente e scrivono solo i resti, in una forma più corta; quando ci si arriva dipende dalla classe. Di solito in quarta arriva il divisore di due cifre, e lì la cifra del quoziente spesso va «provata» e corretta.

I problemi: dati, domanda, operazione, risposta

Sul quaderno i problemi hanno quasi sempre lo stesso schema: si scrivono i dati, si sottolinea la domanda, si fanno le operazioni e si chiude con la risposta, scritta come una frase intera. Per esempio: «Sofia compra 3 quaderni da 2,10 € l'uno e paga con una banconota da 10 €. Quanto riceve di resto?».

Qui c'è una «domanda nascosta»: per trovare il resto bisogna prima sapere quanto spende Sofia. Di solito dalla terza in poi arrivano i problemi a più passaggi, spesso con il diagramma a blocchi, e quelli con dati inutili o mancanti, che insegnano a leggere bene il testo prima di calcolare.

Il metodo analogico e il metodo Singapore

Quasi tutte le scuole insegnano le operazioni in colonna che hai visto sopra, ma la scelta del metodo spetta alla scuola e agli insegnanti, e alcune classi affiancano altri approcci. Due nomi che potresti sentire:

GiuliaTommaso32 ?
Tommaso ha il triplo delle figurine di Giulia, e insieme ne hanno 32. Le barre uguali sono 4 e 32 : 4 = 8, quindi Giulia ha 8 figurine e Tommaso 24.

Il modello a barre si sposa bene con lo schema dati, domanda, operazione, risposta: prima si disegna quello che si sa e quello che si cerca, e l'operazione viene fuori quasi da sola.

Perché si insegna così

Risposte veloci

Gli insegno a fare i calcoli come li ho imparati io?

Per i compiti è meglio seguire il metodo della maestra, così tuo figlio non deve destreggiarsi tra due modi diversi. Il tuo metodo non è sbagliato se porta al risultato giusto, e quando il bambino si sente sicuro può essere divertente confrontarli insieme.

Perché usa ancora l'abaco, i regoli o le dita?

Perché così vede che cosa significano i numeri. Passerà ai soli numeri quando sarà pronto, e quello che ha capito con le mani gli resterà.

Come faccio a sapere che metodo usano in classe?

Sfoglia il quaderno a quadretti e il libro di testo: vedrai subito come impostano le operazioni e quali parole usano. Per i dubbi chiedi alla maestra ai colloqui. Il curricolo della scuola si trova anche nel PTOF, pubblicato sul sito dell'istituto.

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