Impara › Genitori › Ansia da matematica

Per i genitori

Quando tuo figlio dice «non sono portato per la matematica»

Nessuna ape nasce sapendo volare! Quando una cosa mi riesce difficile, dico «non ancora» e ci riprovo. Ogni capitombolo mi rende le ali un po' più forti.

«Non sono portato per la matematica», «io con i numeri non ci riesco», «odio la matematica»: sentirlo dire da tuo figlio o da tua figlia fa male, soprattutto se a scuola provavi le stesse cose anche tu. La buona notizia è che il rapporto di un bambino con la matematica può cambiare, e gli adulti che ha intorno possono fare molto. Questa guida spiega come riconoscere l'ansia da matematica e che cosa puoi fare a casa.

Che cos'è l'ansia da matematica?

L'ansia da matematica è quella sensazione di agitazione, di blocco o di paura che arriva quando c'è da fare matematica. Non è la stessa cosa che fare fatica in matematica. Ci sono bambini bravissimi che la vivono male, ed è proprio l'agitazione a frenarli. Quando un bambino va nel pallone, fa molta più fatica a ricordare una tabellina o a seguire i passaggi di un problema, e l'errore sembra dargli ragione («Visto? Io non sono portato»). L'obiettivo è spezzare questo circolo vizioso.

I segnali a cui fare attenzione

A tutti i bambini capita una giornata storta. Quello che merita attenzione è quando questi segnali tornano di continuo.

Anche la scuola se ne occupa

Le Indicazioni nazionali del 2012, che valgono ancora per le classi dalla seconda alla quinta, mettono tra i traguardi per la fine della scuola primaria anche «un atteggiamento positivo rispetto alla matematica», accanto al calcolo e ai problemi.

Le Nuove Indicazioni nazionali, che dal 2026/27 entrano in vigore a partire dalla classe prima, nella parte dedicata alla matematica riconoscono apertamente che molte alunne la trovano poco interessante, se non ostica. Che un testo ufficiale lo scriva nero su bianco dice una cosa importante: il rapporto con la matematica non è un destino, e scuola e famiglia possono cambiarlo insieme.

A casa, quindi, attenzione agli stereotipi: frasi come «le femmine sono più portate per le lettere» pesano, anche dette per scherzo. E aiutare un bambino a non avere paura di sbagliare non è un di più: fa parte dell'imparare la matematica.

Cambia le parole: «non ancora»

Molti bambini sono convinti che essere bravi in matematica sia una dote di nascita: o ce l'hai o non ce l'hai. A scuola le maestre lavorano molto per sostituire questa idea con un'altra: con l'esercizio tutti migliorano, e fare fatica fa parte dell'imparare, non è la prova che non sei capace.

A casa puoi dare una mano con due parole piccole piccole: «non ancora».

Altre frasi che aiutano:

E qualcuna da evitare, anche se detta con tutto l'affetto: «Non fa niente, c'è chi non è portato», «Dai, questa è facilissima» (se è facilissima e non gli viene, come si sentirà?) e «Sbrigati».

Il consiglio di Indie

Attacca sul frigorifero un foglio intitolato «Cose che adesso so fare». Ogni volta che tuo figlio riesce in qualcosa che gli costava fatica, scrivilo con la data. Il giorno in cui dirà «sono una frana in matematica», rileggi la lista con lui.

Quello che provi tu per la matematica

Tanti adulti si sentono a disagio con la matematica, spesso per come gliel'hanno insegnata. Non c'è niente di cui vergognarsi, ma i bambini fanno molto caso a quello che diciamo. Se tuo figlio ti sente dire «anch'io ero negato in matematica», può concludere che è una questione di famiglia e che non vale la pena impegnarsi.

Qualche idea che aiuta:

Esercitarsi senza pressione: giochi e matematica vera

Un bambino con l'ansia da matematica ha bisogno di tanta matematica che non sembri una verifica: niente cronometro, niente giudizi, niente pubblico, così da viverla come una cosa sicura e magari anche divertente.

Anche i rompicapi aiutano, purché non ci sia l'obbligo di finirli: restare bloccati e poi, all'improvviso, vedere la soluzione è una delle sensazioni più belle che la matematica sa dare.

Se a spaventarlo sono le verifiche o le prove INVALSI, aiuta sapere come funzionano: il giudizio sulla scheda non nasce solo dalle verifiche, ma anche dal lavoro in classe e dal quaderno, e le prove INVALSI di seconda e di quinta non contano per i giudizi. Lo spieghiamo con calma in valutazione e prove INVALSI.

Quando parlarne con la maestra

Parlarne con la maestra o il maestro di matematica va sempre bene: puoi farlo ai colloqui oppure chiedere un appuntamento con un messaggio sul diario o sul registro elettronico. È una buona idea soprattutto se:

In classe la maestra vede un lato del bambino che a casa non si vede. Se serve, può proporre attività di recupero o di lavoro in piccolo gruppo; come si organizzano dipende dalla scuola.

Alcuni bambini hanno la discalculia, una difficoltà specifica e persistente con i numeri e il calcolo. In Italia è uno dei disturbi specifici dell'apprendimento (DSA) riconosciuti dalla legge 170 del 2010. Se, nonostante l'aiuto, tuo figlio continua a fare moltissima fatica con le basi (contare, capire le quantità, ricordare i calcoli più semplici), parlane con le maestre: insieme potete valutare se chiedere il parere di uno specialista, e il pediatra saprà indirizzarti. Di solito la discalculia non si diagnostica prima della fine della terza. Con una diagnosi, la scuola prepara un piano didattico personalizzato (PDP) con gli strumenti e i tempi adatti alle sue esigenze.

Risposte veloci

Avere l'ansia da matematica vuol dire non essere bravi in matematica?

No. Può provarla sia un bambino che va benissimo sia uno che fa fatica. L'agitazione rende più difficile ragionare, così un bambino ansioso spesso rende meno di quello che sa davvero.

Se i compiti di matematica finiscono in lacrime, li lascio perdere?

Per quel giorno sì: chiudi lì e avvisa la maestra con due righe sul diario. Poi chiedi un colloquio per trovare insieme il modo di rendere i compiti più sostenibili.

Dall'ansia da matematica si esce?

Sì. Con un sostegno tranquillo, tanti piccoli successi un passo alla volta e parole incoraggianti a casa e a scuola, la maggior parte dei bambini acquista molta più fiducia.

Esercitati con Indie

Beequation Kids trasforma i calcoli in rompicapi a favo, e l'ape Indie dà un aiutino quando serve. Senza pubblicità e senza raccolta di dati.

Continua a imparare