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Guida all'argomento
Leggere l'orologio
Leggere l'orologio vuol dire guardare le lancette e dire che ore sono, a parole («le tre e un quarto») e con i numeri (3:15 o, se è pomeriggio, 15:15). Ma vuol dire anche calcolare quanto dura qualcosa, usare il calendario e sapere come si incastrano secondi, minuti, ore, giorni, settimane, mesi e anni.
È una delle cose più difficili che si imparano alla scuola primaria (le elementari). Sul quadrante gli stessi numeri fanno due lavori diversi, il tempo si conta a gruppi di 60 e non di 10 come nel resto della matematica, e in Italia usiamo due modi di dire l'ora: «le quattro e mezza del pomeriggio» e «le 16:30». Ci vogliono alcuni anni e tanta pratica con un orologio vero, ed è normale che sia così.
Che cosa si impara, classe per classe
Le Indicazioni nazionali non dicono che cosa fare anno per anno: fissano gli obiettivi per la fine della terza e per la fine della quinta, e ogni scuola, con il suo curricolo e i libri di testo, distribuisce i contenuti tra le classi. La tabella riassume quello che succede di solito; il libro di tuo figlio o tua figlia può andare un po' prima o un po' dopo.
| Classe | Che cosa si impara |
|---|---|
| Infanzia, 5 anni | Il tempo della routine: mattina, pomeriggio, sera e notte, prima e dopo, ieri, oggi e domani, i giorni della settimana, le stagioni e il calendario della sezione. Le Nuove Indicazioni chiedono di «collocare le proprie azioni nel tempo della giornata, della settimana e dell'anno». |
| Classe prima | I giorni della settimana e i mesi in ordine, le stagioni, il calendario. Mettere in sequenza i momenti di una storia o della giornata con «prima», «poi», «infine». In molte classi si leggono sull'orologio a lancette le ore «in punto». |
| Classe seconda | Di solito le ore, le mezz'ore e i quarti d'ora: «le tre e mezza», «le tre e un quarto», «le quattro meno un quarto». Un'ora ha 60 minuti e un giorno 24 ore. Spesso si comincia anche a contare i minuti di cinque in cinque. |
| Classe terza | Entro la fine della terza le Indicazioni chiedono di misurare anche il tempo, usando «sia unità arbitrarie sia unità e strumenti convenzionali», come l'orologio. Di solito si legge l'ora al minuto, si passa dall'orologio a lancette a quello digitale e arriva l'orario delle 24 ore (le 15:00 sono le tre del pomeriggio). Prime durate: quanto dura la ricreazione, quanto dura un film. |
| Classe quarta | Le durate e gli orari: a che ora comincia, a che ora finisce, quanto dura. In molti libri arriva il «sistema sessagesimale», il nome delle unità che vanno a gruppi di 60, con le prime equivalenze: ore in minuti, minuti in secondi. |
| Classe quinta | Tra gli obiettivi di fine primaria ci sono le misure degli «intervalli temporali» e il passaggio da un'unità di misura a un'altra. Si risolvono problemi con orari dei treni e durate, e si trasformano per esempio 150 minuti in 2 h 30 min o in 2,5 h. Decenni e secoli ritornano anche in storia. |
Dal 2026/27 entrano in vigore le Nuove Indicazioni nazionali, a partire dalla classe prima; le altre classi finiscono la primaria con quelle del 2012. Sul tempo, i due testi dicono quasi le stesse cose.
Le idee chiave
1. Due lancette, due compiti
La lancetta corta è la lancetta delle ore. La lancetta lunga è la lancetta dei minuti. Si comincia dalle ore in punto: quando la lancetta lunga punta dritta in su, sul 12, quella corta dice che ora è. Poi viene la mezza: la lancetta lunga punta dritta in giù, sul 6, e quella corta sta a metà strada tra due numeri. Alle quattro e mezza la lancetta corta è tra il 4 e il 5.
Quel «a metà strada» è importante: la lancetta delle ore si muove piano ma sempre, quindi punta esattamente su un numero solo alle ore in punto.
2. Ogni numero del quadrante vale 5 minuti
I numeri del quadrante, in realtà, sono quelli delle ore. Per i minuti si conta di cinque in cinque girando intorno: l'1 vale 5 minuti, il 2 vale 10, il 3 vale 15, e così via fino a 60 sul 12. Ecco perché la tabellina del 5 e il contare di 5 in 5 sono un'ottima preparazione.
Dividi il quadrante a metà con una riga verticale. Se la lancetta lunga è nella metà destra, diciamo l'ora appena passata e i minuti: le tre e cinque, le tre e un quarto, le tre e venti. Se è nella metà sinistra, possiamo dire l'ora che sta arrivando meno i minuti che mancano: alle 3:40 mancano 20 minuti alle quattro, quindi sono le quattro meno venti; alle 3:45 sono le quattro meno un quarto; alle 3:50, le quattro meno dieci. Molti adulti dicono anche «le tre e quaranta» per le 3:40 o «le tre e tre quarti» per le 3:45: vanno bene tutte, ed è utile che i bambini le riconoscano. Quando sanno leggere le tacche piccole, arriva l'ora al minuto: 3:17 sono le tre e diciassette.
3. Orologio analogico e digitale: due modi di scrivere la stessa ora
L'orologio analogico è quello a lancette. Quello digitale mostra i numeri: prima le ore e, dopo i due punti, i minuti. Il digitale conta sempre i minuti passati, mai quelli che mancano. Per questo «le quattro meno venti» si scrive 3:40, non 4:20. Chiedi a tuo figlio di dire tutte e due le versioni: «3:40, cioè le quattro meno venti».
4. Mattina, pomeriggio e orario delle 24 ore
La lancetta delle ore fa due giri al giorno: le otto possono essere l'ora in cui si entra a scuola o quella della cena. Parlando lo chiariamo con di mattina, del pomeriggio, di sera e di notte, e diciamo mezzogiorno e mezzanotte.
Nella vita di tutti i giorni, però, in Italia l'orario delle 24 ore è ovunque: sul tabellone della stazione, in televisione, negli avvisi della scuola («uscita alle 16:30»). Dopo le 12 si continua a contare. Per un'ora del pomeriggio o della sera si aggiunge 12: le sette e venti di sera sono le 19:20, le tre e un quarto del pomeriggio sono le 15:15. Per tornare indietro si toglie 12: le 16:45 sono le cinque meno un quarto del pomeriggio. Le 12:00 sono mezzogiorno e le 00:00 mezzanotte, l'ora del brindisi di Capodanno. Le ore prima delle 10 si scrivono spesso con due cifre, 07:05, ma troverai anche 7:05.
Attenzione: con l'orario delle 24 ore di solito non si dice «e un quarto» o «meno». Le 16:45 si leggono «le sedici e quarantacinque», e alla radio si sente «sono le diciassette». I bambini hanno bisogno di sentire tutti e due i modi e di capire che indicano la stessa ora.
Metti un orologio a lancette dove tuo figlio lo vede ogni giorno e parlane ad alta voce: «Sono le quattro e venti. Alle quattro e mezza andiamo in piscina: quanti minuti mancano?». Pochi secondi di chiacchiere con l'orologio ogni giorno valgono più di un pomeriggio intero di schede una volta alla settimana.
5. Il tempo non si conta di 10 in 10
Un'ora ha 60 minuti, non 100: per questo non si può calcolare quanto dura qualcosa sottraendo gli orari come numeri qualunque. Quello che funziona è andare avanti a salti: prima fino all'ora in punto successiva, poi le ore intere e infine i minuti che restano. Il treno per andare dai nonni parte alle 16:50 e arriva alle 18:25:
- Dalle 16:50 alle 17:00 passano 10 minuti.
- Dalle 17:00 alle 18:00 passa 1 ora.
- Dalle 18:00 alle 18:25 passano 25 minuti.
In tutto, 1 ora e 35 minuti. Disegnare i salti su una linea del tempo, come qui sopra, aiuta moltissimo.
6. Il calendario e le unità di misura del tempo
Queste equivalenze si imparano a memoria nel corso della primaria:
| Unità | Equivale a |
|---|---|
| 1 minuto | 60 secondi |
| 1 ora | 60 minuti (3600 secondi) |
| 1 giorno | 24 ore |
| 1 settimana | 7 giorni |
| 1 bimestre, trimestre, quadrimestre, semestre | 2, 3, 4, 6 mesi |
| 1 anno | 12 mesi, 52 settimane e 1 giorno, cioè 365 giorni (366 in un anno bisestile) |
| 1 lustro, decennio, secolo, millennio | 5, 10, 100, 1000 anni |
Il quadrimestre i bambini lo sentono nominare a scuola: in molte scuole l'anno è diviso in due quadrimestri, e alla fine di ciascuno arriva la pagella. Sul calendario italiano la settimana comincia di lunedì e le date si scrivono giorno, mese e anno: 10/10/2026, oppure «10 ottobre 2026». Un anno bisestile arriva ogni quattro anni, quando febbraio ha 29 giorni invece di 28; il prossimo è il 2028. Per gli altri mesi c'è la filastrocca di sempre: «Trenta giorni ha novembre, con april, giugno e settembre; di ventotto ce n'è uno, tutti gli altri ne han trentuno». Chi preferisce può usare le nocche: si mettono vicini i due pugni chiusi e si contano i mesi sulle nocche e negli incavi tra l'una e l'altra, partendo da gennaio sulla prima nocca. Luglio cade sull'ultima nocca di una mano e agosto sulla prima dell'altra. I mesi che cadono su una nocca hanno 31 giorni; quelli negli incavi ne hanno 30, tranne febbraio.
Passare da un'unità all'altra vuol dire moltiplicare o dividere: 3 ore sono 3 × 60 = 180 minuti; 3 settimane sono 21 giorni; 2 anni sono 24 mesi; 2 h 15 min sono 2 × 60 + 15 = 135 minuti. E al contrario: 150 secondi sono 2 minuti e 30 secondi, perché 150 : 60 fa 2 con il resto di 30.
Errori frequenti
- Scambiare le lancette: leggere la lancetta lunga come se indicasse le ore.
- Dire l'ora già passata: alle 2:50 la lancetta corta è quasi sul 3, e molti bambini dicono «le due meno dieci» invece di «le tre meno dieci». Una domanda che aiuta: a quale numero si sta avvicinando la lancetta corta?
- Scrivere al contrario le ore con il «meno»: scrivere le quattro meno venti come 4:20 invece di 3:40.
- Trattare l'ora come un numero decimale: 1:50 più 20 minuti fa 2:10, non 1:70. E 1,5 ore sono 1 ora e 30 minuti, non 1 ora e 50 minuti.
- Togliere 10 con l'orario delle 24 ore: pensare che le 15:00 siano le cinque. Sono le tre del pomeriggio, perché si toglie 12.
Giochi da cinque minuti da fare a casa
- Lupo, che ore sono? I bambini chiedono l'ora al «lupo», che risponde con un'ora vera e la mostra su un orologio giocattolo: «Sono le otto e un quarto: mi lavo i denti». Quando risponde «È mezzogiorno, ora di pranzo!», corre a prenderli.
- Indovina il minuto. Tutti chiudono gli occhi e alzano la mano quando pensano che sia passato un minuto. Chi ci è andato più vicino? Poi prova con 30 secondi.
- Il conto alla rovescia. Sul calendario: quanti giorni mancano al compleanno, alla Befana o all'ultimo giorno di scuola? Quante settimane sono?
- Detective degli orari. Guarda con tuo figlio l'orario dei treni o dell'autobus. «Se il treno parte alle 16:35 e arriva alle 19:05, quanto dura il viaggio?» (2 ore e 30 minuti).
- L'orologio di carta. Un piatto di carta, due lancette di cartoncino e un fermacampione al centro. Chiedi a tuo figlio di segnare le ore della giornata: l'entrata a scuola, la ricreazione, la merenda, la cena. Poi sbagliane una apposta: se ne accorge?
La sfida di IndieL'ape Indie esce dall'alveare alle 9:45 per raccogliere il nettare e torna alle 12:20. Quanto tempo resta fuori? Mostra la risposta
Vai avanti a salti. Dalle 9:45 alle 10:00 passano 15 minuti. Dalle 10:00 alle 12:00 passano 2 ore. Dalle 12:00 alle 12:20 passano 20 minuti. In tutto 2 ore e 15 + 20 = 35 minuti: 2 ore e 35 minuti.
Schede gratuite per leggere l'orologio
Stampale per fare pratica a casa o in classe. Ognuna ha le soluzioni nella seconda pagina.
Le ore in punto e le mezz'oreClasse prima, Classe seconda · Leggi l'orologioScarica il PDF
I quarti d'oraClasse seconda · Leggi l'orologioScarica il PDF
L'ora di 5 in 5 minutiClasse seconda, Classe terza · Leggi l'orologioScarica il PDFRisposte veloci
Di solito le ore e le mezz'ore si fanno tra la prima e la seconda, i quarti d'ora in seconda e l'ora al minuto in terza (8–9 anni); le Indicazioni nazionali chiedono di saper misurare il tempo con l'orologio entro la fine della terza. A molti bambini serve più tempo, ed è normale: quello che aiuta è usare spesso un orologio vero.
Servono tutti e due, ma quello a lancette fa esercitare la parte più difficile e fa vedere a colpo d'occhio quanto tempo manca.
Se le ore sono più di 12, si toglie 12 e si aggiunge «del pomeriggio», «di sera» o «di notte»: le 18:30 sono le sei e mezza di sera, le 13:00 l'una del pomeriggio. Le 00:20 sono mezzanotte e venti, le 03:10 le tre e dieci di notte. Di mattina non cambia niente: le 08:15 sono le otto e un quarto.
Perché l'una è un'ora sola e il verbo va al singolare, come in «è mezzogiorno» ed «è mezzanotte»; dalle due in poi va al plurale. Conta l'ora che si nomina, non i minuti: «è l'una e mezza», ma «sono le due e un quarto». Ai più piccoli scappa spesso «sono l'una»: quando succede, ripeti la frase giusta senza farne un dramma.
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