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Per gli insegnanti

Ragionare e risolvere problemi

Quando un'ape trova un prato fiorito, torna all'alveare e fa una danza per mostrare alle compagne la strada. In matematica, raccontare la strada che hai fatto per arrivare al risultato è la tua danza: questo vuol dire ragionare!

Nelle Indicazioni nazionali la risoluzione di problemi non è un capitolo a parte: attraversa tutti i nuclei: «Numeri», «Spazio e figure», «Relazioni, dati e previsioni». Tra i traguardi per la fine della primaria, il testo del 2012 dice che l'alunno «riesce a risolvere facili problemi in tutti gli ambiti di contenuto», descrive il procedimento seguito e riconosce strategie di soluzione diverse dalla propria; le Nuove Indicazioni (DM 221/2025, dalla classe prima nel 2026/27) insistono sullo stesso punto: risolvere problemi con strategie personali, da confrontare e discutere con i compagni. Ragionare vuol dire spiegare, giustificare, scoprire regolarità: «Come lo sai?». Risolvere un problema vuol dire usare quello che sai in una situazione che non hai mai visto.

Per allenare il ragionamento non serve una lezione speciale: nasce dalle domande che fai ogni giorno e dall'abitudine di spiegare ad alta voce. Le idee che seguono vanno bene per qualsiasi argomento e per qualsiasi classe.

Domande che fanno pensare

Tienine qualcuna a portata di mano, su un cartoncino o appesa in aula, e usale finché non diventano un'abitudine:

Convincimi!

Dai agli alunni un fatto che conoscono già e chiedi di convincerti (o di convincere un compagno che fa lo scettico) che è vero. «Perché lo so» non vale: servono delle ragioni.

Anche un disegno, i regoli, l'abaco o la linea dei numeri valgono come prova. Spesso le spiegazioni migliori sono proprio i disegni.

Vero o falso?

Scrivi un'affermazione alla lavagna: ognuno decide se è vera o falsa e spiega perché. Alterna affermazioni vere e false, così la risposta non diventa mai scontata.

ClasseAffermazioneRisposta
Infanzia, 5 anniSe allargo i miei 5 cubetti, ho più cubetti.Falso. Sono sempre 5: occupano solo più spazio.
Prima7 + 3 = 3 + 7Vero. Fanno 10 tutti e due: cambiando l'ordine degli addendi la somma non cambia.
Seconda15 − 6 = 6 − 15Falso. Nella sottrazione l'ordine conta: 15 − 6 = 9, mentre 6 − 15, con i numeri che si conoscono in seconda, non si può fare.
Terza¼ è più grande di ⅓, perché 4 è più di 3.Falso. Se dividi una pizza in 4 parti uguali, ogni fetta è più piccola che se la dividi in 3.
Quarta0,65 è maggiore di 0,7 perché ha più cifre.Falso. 0,7 sono 7 decimi; 0,65 sono solo 6 decimi e 5 centesimi.
QuintaQuando moltiplichi, il risultato è sempre più grande del numero di partenza.Falso. 5 × 1 = 5, 5 × 0 = 0 e 5 × 0,5 = 2,5.

Trova l'errore

Mostra un esercizio svolto con un errore e chiedi di trovarlo, spiegarlo e correggerlo. Mette meno ansia che correggere i propri sbagli, e ti permette di anticipare gli errori che sai che arriveranno.

Il consiglio di Indie

Fai in modo che l'errore sia di qualcun altro: «Questo l'ha scritto un bambino di un'altra scuola». Gli alunni scovano volentieri gli sbagli di uno sconosciuto, e chi avrebbe fatto lo stesso errore impara senza sentirsi preso di mira.

Problemi aperti

I problemi con più risposte, o con una sola risposta ma tante strade per arrivarci, permettono a tutti di cominciare e a chi va più veloce di andare avanti.

Dati, domanda, operazione, risposta

Sul quaderno a quadretti i problemi si impostano di solito con lo stesso schema: dati, domanda, operazione (o soluzione) e risposta. Costringe a leggere con calma e a separare quello che si sa da quello che si chiede, prima di calcolare. Un esempio di terza:

Gioele ha 20 €. In cartoleria compra 3 quaderni da 2 € l'uno e un astuccio da 9 €. Quanti euro gli restano?

Qui c'è una domanda nascosta: per sapere quanto resta, prima bisogna chiedersi quanto spende in tutto. Il diagramma a blocchi la rende visibile: i dati in alto, ogni operazione in un blocco, e il risultato di un blocco che entra nel successivo.

3 quaderni2 € l'unoastuccio 9 €ha 20 € 3 × 2 = 6 €6 + 9 = 15 €20 − 15 = 5 €
Il diagramma a blocchi del problema di Gioele: dai dati in alto alla risposta in basso.

Chiedi sempre la risposta completa: «A Gioele restano 5 €», non solo «5». Scriverla obbliga a tornare alla domanda. E aggiungi un ultimo passo, il controllo: quello che ha speso più quello che gli resta deve dare quello che aveva, 15 + 5 = 20.

Dalla terza in poi i libri propongono anche problemi con dati inutili e con dati mancanti. «La 4ª A ha 22 alunni; la gita costa 8 € a testa e il pullman parte alle 8:30. Quanto si spende in tutto?» (22 × 8 = 176 €; l'orario non serve). «Rosa compra 3 cornetti. Quanto spende?» (manca il prezzo: che cosa dobbiamo sapere? Con 1,40 € l'uno, 3 × 1,40 = 4,20 €.) Sono ottimi per discutere, perché non si risolvono pescando i numeri a caso.

Attenzione alle parole chiave. «Spendere» e «restare» fanno pensare a una sottrazione, ma «Dopo aver speso 5 €, a Matilde restano 3 €. Quanto aveva?» si risolve con un'addizione: 5 + 3 = 8 €. Più che cercare parole, conviene che gli alunni raccontino il problema con parole loro e lo disegnino.

E ogni tanto rovescia il compito: inventa tu il testo del problema. Scrivi alla lavagna 3 × 4 = 12, oppure «24 alunni, 4 per tavolo», e chiedi una storia e una domanda che ci stiano bene. Chi inventa un problema deve capire davvero che cosa fa ogni operazione.

Il modello a barre

Il modello a barre, che viene dal metodo Singapore e che alcune scuole usano, rappresenta il problema con dei rettangoli per vedere che cosa si sa e che cosa si cerca, prima di scegliere l'operazione. I più piccoli partono dallo schema parte-tutto: «Nella 2ª C ci sono 23 alunni e 14 restano in mensa. Quanti tornano a casa per pranzo?». Il tutto è 23, una parte è 14, quindi l'altra parte è 23 − 14 = 9.

AyaPietro48
Pietro ha il triplo delle figurine di Aya, e insieme ne hanno 48. Quattro rettangoli uguali fanno 48, quindi ognuno vale 48 : 4 = 12, e Pietro ha 3 × 12 = 36 figurine.

Il modello a barre funziona bene anche con le frazioni, quando in quarta e in quinta si impara a risalire all'intero: «Ginevra spende ⅖ dei suoi risparmi e le restano 18 €. Quanto aveva all'inizio?». Si disegna una barra divisa in 5 parti uguali e se ne colorano 2 come spese. Le 3 parti che restano valgono 18 €, quindi una parte vale 18 : 3 = 6 € e l'intero 5 × 6 = 30 €. Controllo: ⅖ di 30 € sono 12 €, e 30 − 12 = 18 €.

speso: ⅖6 €6 €6 €le restano 18 €
Due quinti spesi; i tre quinti che restano sono 18 €, cioè 6 € ciascuno.

Frasi per spiegare come hai pensato

Molti alunni conoscono la risposta ma non sanno dire perché. Qualche inizio di frase dà loro le parole: comincia tu a usarle, tienile in vista e chiedi frasi complete.

Abbinale al lavoro a coppie: prima si spiega al compagno di banco, poi si risponde davanti a tutta la classe. È proprio il confronto tra strategie di cui parlano le Indicazioni.

Risposte veloci

Che differenza c'è tra ragionare e risolvere problemi?

Ragionare è spiegare e giustificare: perché una cosa è vera, o perché un procedimento funziona. Risolvere problemi è usare la matematica in una situazione nuova. Le due cose si intrecciano: per risolvere bene un problema quasi sempre bisogna ragionare.

Il ragionamento è solo per gli alunni più bravi?

No. Tutti possono ragionare sulla matematica che padroneggiano. Usa numeri più piccoli o materiale concreto, così la fatica del calcolo non soffoca il ragionamento.

Come entra il ragionamento nelle prove INVALSI?

Le prove di matematica di seconda e di quinta, all'inizio di maggio, toccano tutti i nuclei e in diverse domande chiedono di spiegare o giustificare la risposta, non solo di calcolare. Non contano per i giudizi del documento di valutazione: la preparazione migliore è l'abitudine quotidiana a dire «ho fatto così, perché…». Per le famiglie c'è la guida valutazione e prove INVALSI.

E se nella mia scuola si usa il metodo analogico o il metodo Singapore?

Va benissimo: entrambi invitano a calcolare in modi diversi e a raccontare la strada scelta. Tutto quello che trovi in questa guida funziona con qualsiasi metodo.

Come faccio parlare gli alunni più timidi?

Dai tempo per pensare, lascia che spieghino prima al compagno e offri gli inizi di frase. Spiegare a una persona sola mette molta meno soggezione che parlare davanti a tutta la classe.

Esercitati con Indie

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