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Per gli insegnanti

Didattica inclusiva in matematica

Nell'alveare lavoriamo tutte sullo stesso favo, ma ogni ape ha il suo mestiere. Una lezione di matematica può funzionare allo stesso modo: un solo compito e tante porte per entrarci.

Fare didattica inclusiva in matematica significa far sì che ogni alunno della classe impari qualcosa da ogni lezione: chi fa fatica trova l'aiuto che gli serve, chi capisce al volo trova una sfida vera. Per anni la soluzione sono state tre schede diverse (di recupero, «normale» e di potenziamento), con i banchi divisi per livelli. Oggi molti insegnanti preferiscono che tutta la classe lavori sullo stesso contenuto nello stesso momento, con l'aiuto e la sfida dentro lo stesso compito. Questa guida spiega come fare, con idee che puoi portare in aula già domani.

Individualizzare e personalizzare

Nella scuola italiana si usano due parole che conviene tenere distinte. Individualizzare significa puntare agli stessi obiettivi per tutta la classe, cambiando strade, tempi e aiuti: tutti imparano la sottrazione con il cambio, qualcuno con i BAM sul banco, qualcuno direttamente in colonna. Personalizzare significa invece valorizzare le inclinazioni di ciascuno, anche con obiettivi diversi: l'alunno che vola con i numeri può spingersi più a fondo su un problema aperto. Una buona lezione di matematica di solito fa tutte e due le cose.

Da decenni la nostra scuola accoglie gli alunni con disabilità nelle classi comuni, e la normativa chiede attenzione a tutti i bisogni educativi speciali (BES). La Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 li raggruppa in tre aree: la disabilità, i disturbi evolutivi specifici (tra cui i DSA) e lo svantaggio socio-economico, linguistico o culturale. Per i DSA c'è una legge apposita, la legge 170/2010, che definisce la discalculia come «un disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà negli automatismi del calcolo e dell'elaborazione dei numeri», in bambini con capacità cognitive adeguate, e chiede alle scuole una didattica individualizzata e personalizzata. Moduli, scadenze e organizzazione delle ore di sostegno dipendono poi dalla tua scuola.

Tutta la classe va avanti insieme

L'idea è che la classe proceda più o meno allo stesso passo: chi afferra un concetto subito riceve problemi più ricchi sulla stessa idea, non la pagina successiva del sussidiario; chi non l'ha ancora fatto suo si esercita di più prima di andare avanti. In pratica:

I materiali: dal concreto al simbolo

È il percorso che ogni insegnante della primaria conosce bene: prima la fase concreta (si toccano e si spostano oggetti), poi quella rappresentativa (si disegna, si usano schemi), infine quella simbolica (solo numeri e segni). I materiali più utili:

I materiali non servono solo a chi fa fatica. Chiedi a un alunno sicuro di mostrarti 52 − 27 con i BAM: per togliere 7 unità deve cambiare una decina in 10 unità (ora ha 4 decine e 12 unità); togliendo 2 decine e 7 unità gli restano 2 decine e 5 unità, cioè 25. Spesso scoprirai che sa fare la sottrazione in colonna, ma non sa spiegare perché funziona.

Il consiglio di Indie

Metti gli stessi materiali su tutti i banchi, a ogni lezione, e usali anche tu quando spieghi alla lavagna. Se l'abaco e i regoli sono il modo normale di ragionare nella tua classe, chi ne ha più bisogno li userà senza sentirsi additato.

Compiti a soglia bassa e soffitto alto

Un compito a soglia bassa e soffitto alto è un problema che tutti possono cominciare, ma che porta molto lontano. Tutta la classe lavora sulla stessa consegna e ciascuno arriva, in modo naturale, a una profondità diversa.

Aiuti che si tolgono, strumenti che restano

Un aiuto temporaneo (spesso lo si chiama scaffolding, impalcatura) permette a un alunno di fare qualcosa che da solo ancora non sa fare. L'obiettivo è sempre toglierlo. In matematica funzionano bene:

Decidi prima quando togliere ogni aiuto: dopo tre esercizi, dopo un «fammi vedere», alla lezione successiva. Altrimenti l'aiuto diventa una stampella.

Gli strumenti compensativi previsti per un alunno con DSA sono un'altra cosa: la tavola pitagorica, la calcolatrice o la tabella delle misure non si tolgono appena possibile, perché compensano una difficoltà che non dipende dall'impegno e permettono al bambino di lavorare sul ragionamento come i compagni. Lo stesso vale per le misure dispensative, come la dispensa dallo studio a memoria delle tabelline o più tempo per le verifiche.

Recupero, potenziamento e lavoro di gruppo

Un buon percorso di recupero in matematica è concreto: poche cose (gli amici del 10, le tabelline, il valore posizionale), riprese spesso e per poco tempo. Fai il punto ogni tre o quattro settimane per capire se si può chiudere. Il potenziamento va nella direzione opposta: più profondità, più «perché?» e «succede sempre?», problemi aperti invece di anticipare il programma della classe successiva.

Anche l'organizzazione della classe aiuta:

Con l'insegnante di sostegno e con la famiglia

Con gli alunni con BES il lavoro non ricade su una persona sola. Per un alunno con disabilità certificata c'è il PEI (piano educativo individualizzato), scritto dal gruppo di lavoro che riunisce docenti, famiglia e specialisti, e c'è l'insegnante di sostegno, che è contitolare della classe: non «l'insegnante di quel bambino», ma una risorsa in più per tutta la classe. Per un alunno con DSA il team docente scrive il PDP (piano didattico personalizzato) insieme alla famiglia, indicando strumenti compensativi e misure dispensative. La diagnosi spetta ai servizi sanitari; la scuola ha il compito di accorgersi delle difficoltà persistenti, attivare interventi mirati e parlarne con la famiglia.

L'ideale è che il lavoro dell'alunno ruoti intorno al compito della classe: se tutti fanno le sottrazioni con il cambio, lui fa le stesse sottrazioni con i BAM o con numeri più piccoli, non una scheda su un altro argomento. Condividi con l'insegnante di sostegno la programmazione della settimana, così può preparare i materiali per tempo.

Le carte della sfida

Una carta della sfida serve ad andare più a fondo in quello che si sta imparando. Scrivi qualche consegna generale su cartoncini e scegli quelle adatte alla lezione:

Un esempio, se la lezione è sulle addizioni con numeri di due cifre: «Con le cifre 2, 3, 4 e 5, usando ognuna una sola volta, forma due numeri di due cifre. Qual è la somma più grande che puoi ottenere? E la più piccola?». La più grande è 95 (per esempio 53 + 42), perché il 5 e il 4 devono stare nelle decine. La più piccola è 59 (per esempio 24 + 35), con il 2 e il 3 nelle decine. Chi si accorge che, con le stesse cifre nelle decine, qualsiasi combinazione dà la stessa somma sta ragionando sul valore posizionale, non solo facendo calcoli.

Rompicapi per chi finisce prima

Il lavoro per chi finisce prima deve avere un senso, non essere «altri dieci esercizi uguali». I rompicapi sono perfetti: fanno ripassare i calcoli e obbligano a pensare.

Risposte veloci

Devo ancora dividere la classe in gruppi di livello?

Molti insegnanti, in matematica, fanno lavorare insieme alunni di livelli diversi e danno un aiuto flessibile a chi ne ha bisogno in quella lezione. Qualunque sia la tua scelta, tieni i gruppi mobili: un bambino che fatica con le frazioni può andare a gonfie vele con le misure.

Che cosa fa chi finisce prima?

Va più a fondo nella stessa idea: una carta della sfida, un problema aperto o un rompicapo. Evita di dargli altri esercizi tutti uguali: rischia di viverli come una punizione per essere stato veloce.

Come aiuto un alunno molto indietro?

Usa i materiali concreti, tienilo sulla stessa idea della classe ogni volta che puoi e trova momenti brevi per i calcoli di base che gli mancano, come gli amici del 10 e le tabelline. Confrontati con il team e, se le difficoltà restano nonostante gli interventi, parlane con la famiglia. Le pagine sulle classi precedenti ti aiutano a capire dove sono le lacune.

Un alunno con DSA può usare la tavola pitagorica nelle verifiche e nelle prove INVALSI?

Nelle verifiche di classe sì, se lo prevede il suo PDP. Alle prove INVALSI i docenti della classe possono prevedere strumenti compensativi coerenti con il PDP (lo prevede il decreto legislativo 62/2017), e gli alunni con DSA possono avere 15 minuti in più per ogni prova.

I materiali concreti non sono roba da piccoli?

No. Le strisce delle frazioni e i BAM sono utilissimi anche in quarta e in quinta, e molti insegnanti delle medie lavorano ancora con i materiali. Se li usi anche tu quando spieghi, i più grandi li vedranno come strumenti, non come giocattoli.

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